MILANO CITTA’ STATO

Nelle ultime settimane di questa fin troppo tranquilla campagna elettorale milanese mi sembra che la proposta più innovativa e incisiva sul futuro della città non venga da uno dei candidati sindaco. Per i quali la lista degli argomenti, dei temi e dei problemi è cMilano_skylineomune: tasse, traffico, periferie, trasporti, inquinamento, verde eccetera. Semmai diverse (ma non sempre) sono le ricette e le soluzioni: ad esempio se Beppe Sala promette di ridurre il carico fiscale che il suo predecessore Giuliano Pisapia ha messo sulle spalle delle famiglie milanesi è molto ma molto meno credibile se la stessa promessa la fa Stefano Parisi. Le storie e le identità politiche e personali contano e molto.

No, a me pare che la proposta più interessante non l’abbia fatta un candidato sindaco ma un ex sindaco, Letizia Moratti che chiede per Milano uno status speciale dal nome suggestivo e provocatorio “città stato”. Aldilà del suono vagamente velleitario e quasi secessionista, la proposta è concreta e realistica. E anche dalla forte valenza “nazionale”. Partendo dalle inevitabili critiche alla pasticciata riforma Del Rio sulle città metropolitane,  in base alla quale Milano si troverebbe nelle stesse condizioni e ad avere gli stessi strumenti di Reggio Calabria e di Firenze, Moratti chiede per Milano uno statuto speciale qualcosa di simile agli statuti delle provincie autonome di Trento e Bolzano. Le vere metropoli in Italia sono a malapena quattro: Milano, Roma, Torino e Napoli: le città metropolitane, che in Europa sono 30, col trattamento Delrio in Italia sono diventate 14, al grido di “todos caballerros!”. Una situazione grottesca. Milano, invece, deve essere in grado di gestire autonomamente il proprio ruolo internazionale, deve poter godere di condizioni fiscali e normative adeguate allo sviluppo e al dinamismo della sua economia in modo da poter attrarre investimenti, risorse umane e finanziarie oggi penalizzate da una burocrazia centralista che si comporta con Milano come con Bari. Milano deve poterdare alle spinte innovative che produce tutta l’energia necesaria.

Moratti parla di una “freezone, una zona economica speciale” modello da applicare, ad esempio, “per le nuove aziende che crescono o arrivano sul territorio”. Una scelta, insomma, che tenendo conto del ruolo di traino dell’economia nazionale che Milano sempre di più ha, farebbe un gran bene a tutto il paese.

Anche se l’idea morattiana, come dicevo, ai più conformisti e conservatori può apparire velleitaria ed estremista, è utile sapere che al mondo di città che corrispondono a questo modello di autonomia amministrativa ce ne sono circa 3000 in 135 paesi, a cominciare, per fare l’esempio per noi più suggestivo, dalla sempre citata e ammirata ma mai imitata Amburgo, la Freie und Hansestadt Hamburg, la “libera e anseatica Amburgo”.

Sia chiaro che non ci nascondiamo il rischio più grosso che comporta questa proposta: così come partendo da quattro vere metropoli le città metropolitane sono diventate quasi quattro volte tante, è certo che alla richiesta di Milano città stato subito seguirebbero quelle – tanto per dire – di Salerno città stato e di Pescara città stato e tutto finirebbe a tarallucci e vino, in una pagliacciata come spesso succede nel nostro democraticissimo paese dove siamo tutti inutilmente uguali, proprio come è successo per le città metropolitane. Ma è un rischio che si deve correre, nell’interesse della città e del paese che su Milano fa affidamento per la ripresa, lo sviluppo, l’innovazione. Rinunciare a un cambiamento nel quale si ripone fiducia per scetticismo e rassegnazione agli effetti dei nostri vizi nazionali, sarebbe viltà,

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Una risposta a “MILANO CITTA’ STATO

  1. Buongiorno
    Milano città stato. Prima di intraprendere certe iniziative, sarebbe molto più importante, risolvere gli infiniti problemi che attanagliano il capoluogo lombardo. L’Expo, la finale di Champions e molte altre manifestazioni, hanno dato a Milano un importanza non certo indifferente. La manifestazione universale è stata una rampa di lancio, per promuovere il made in Italy e su questo punto, credo che siamo tutti d’accordo. Aspettiamo con ansia la pubblicazione dei conti riguardanti la manifestazione e vedremo se il gioco è valso la candela. La montagna di quattrini spesi per la stessa, dovranno essere giustificati fino all’ultimo centesimo. Ma questa è un altra storia. Quando sarà il momento, ne riparleremo. Quello che è rimasto immutato, sono i problemi che quotidianamente la città attraversa. Sono milanese e spesso mi domando che fine abbia fatto la città che amavo più di me stesso. Oggi è diventata una discarica a cielo aperto. Criminalità e clandestinità, hanno unito le loro forze e spadroneggiano in tutti i quartieri. L’unica zona ancora decente è il centro storico. Ma sappiamo molto bene che lo stesso viene salvaguardato per ovvi motivi. Non basta un economia forte, per decretare una città stato. Bisogna dare al cittadino, l’opportunità di vivere una vita dignitosa e tranquilla. Oggi in certi quartieri è quasi impossibile entrarci. Mi auguro che il nuovo Sindaco (indipendentemente dalla fede politica) si muova nella giusta direzione. Si faccia carico di quelle situazioni, ormai insostenibili e agisca per il bene dei milanesi. Sistemate queste cose, potremo parlare di città stato. Milano è da sempre la città trascinatrice dell’economia e della finanza. Non merita certamente di perdere questo primato. Ma prima di tutto, bisogna farle una messa a punto. La sig.ra Letizia Moratti, ha perfettamente ragione riguardo alla sua iniziativa. Ma da milanese, le consiglierei di farsi un giro nelle periferie della città e non solo in centro. Credo che qualche domanda, se la porrebbe anche lei. Buona serata.
    Cordialmente.

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