PARISI E SALA PIù DIVERSI DI QUANTO SEMBRI

sala parisiFra poche settimane si vota per eleggere i nuovi sindaci in molte città italiane, fra cui le principali: Milano, Torino, Roma, Napoli. Tuttavia avrete notato che si parla soprattutto di Roma. Ed è comprensibile, giacché nella capitale sia a destra sia a sinistra i problemi delle candidature sono tuttora complicati e irrisolti, nonostante le primarie, il decisionismo e la buona volontà. Tanto che da lì si guarda con una certa invidia alla situazione milanese: decisi i due principali competitori, Stefano Sala per il centrodestra e Giuseppe Sala  per il centrosinistra. Due candidati forti ma, si fa notare anche, tanto simili da apparire interscambiabili. Non è così.

E’ vero, i due si somigliano molto, hanno avuto esperienze simili, sono stati entrambi city manager a Palazzo Marino, perciò conoscono bene la macchina comunale per fare poi importanti esperienze imprenditoriali di rilievo internazionale nel pubblico e nel privato. Anche i loro programmi – dei quali per la verità si sa ancora troppo poco e anche in questo i due si somigliano – non sembrano certo due inconciliabili dichiarazioni di guerra; per qualcuno, anzi, sarebbe l’ennesima dimostrazione che ormai fra destra e sinistra le differenza vanno sfumando.

Lasciano perdere i programmi elettorali e le esperienze professionali politiche e amministrative di ciascuno dei due. Non è lì che troveremmo le differenze che, invece, ci sono e sono forti. Le troveremmo guardando alle loro spalle, al loro seguito, ai loro supporter. Ai due mondi e sistemi, insomma, che li hanno portati a candidarsi e che certamente condizioneranno prima le rispettive campagne elettorali e poi  la loro azione politico-amministrativa.

Tanto per fare qualche nome e non restare nel vago: Sala sarà inevitabilmente condizionato dal sindaco uscente Giuliano Pisapia, che pretende e promette continuità con la propria azione amministrativa, e dal suo ideologo di riferimento e star dei salotti della sinistra chic milanese Gad Lerner; oltrechè, naturalmente da tutto il congruente mondo ambientalista e terzomondista. D’altra parte Parisi avrà alle spalle, sintetizzando, il mondo delle piccole e medie imprese milanesi, del lavoro e della produzione, quel ceto medio che pretende meno burocrzia, meno tasse, mobilità più agevole.

Ecco, ammesso e non concesso che i profili dei due candidati siano sovrapponibili, nulla è più distante, per quanto riguarda le concrete aspettative e le esigenze esistenziali, dei due mondi che ho sommariamente descritto. Perché non è vero che non ci sono differenze fra destra e sinistra: ci sono e spesso sono radicali e inconciliabili. Non sempre i compromessi fra le due prospetettive sono possibili. perciò è bene che i candidati sindaco lo tengano ben presente. E soprattutto che lo tenga ben presente chi entrerà vincitore a Palazzo Marino.

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2 risposte a “PARISI E SALA PIù DIVERSI DI QUANTO SEMBRI

  1. Buonasera.
    Caro dott. Lomartire, personalmente sono dell’idea che i nome di chi sarà il prossimo sindaco di Milano, conti veramente poco, quasi nulla. Quello che conta è solo il colore politico e gli interessi che avranno un ruolo fondamentale per il potere di un partito o dell’altro. La storia si ripete e in una città come Milano, quello che conta è e sarà sempre il potere che avrà il partito che ne uscirà vincitore. La cosa importante sarà esclusivamente una. Avere le mani sulla città e di conseguenza, il potere decisionale. Purtroppo, oggi anche la politica è globalizzata e nonostante ci siano personaggi che cercano in tutti i modi di cambiare direzione, nulla possono contro un sistema ben collaudato. L’intera Europa (o quasi tutta) si è spostata a sinistra e difficilmente avremo politiche diverse. L’UE ha poteri decisionali su tutto il territorio europeo (sindaci compresi) e chiunque siederà sulla poltrona di Palazzo Marino, dovrà sottostare alle regole dettate dalla stessa UE. Lo stesso sindaco di Vienna è stato bacchettato dalla Merkel, per aver detto che all’interno della sua città, non avrebbe accettato clandestini. Credo che se fosse successo a Milano o a Roma, le cose non sarebbero andate diversamente. Il prezzo da pagare per la permanenza in Europa è salatissimo e sono certo che i primi a pagare, saranno i nostri politici. Ovviamente, non quelli di sinistra. Mi creda, i giochi per la poltrona di sindaco a Milano e nelle altre città è già stato fatto. Posso anche sbagliarmi ma credo che la sinistra avrà vita facile. I pretendenti a primo cittadino, possono promettere qualsiasi cosa ma attenzione, l’ultima parola non spetta certamente a loro. Ormai l’Italia è un paese che vive di promesse, la cosa che fa più male è sapere che ci sono persone che ancora ci credono. Se un sindaco come Marino, dopo i disastri portati a termine dai tifosi Olandesi, capaci di distruggere tutto quello che trovavano al loro passaggio, non è stato capace di chiedere i danni, ci sarà pure un motivo. Guarda caso è dovuta intervenire ancora una volta l’UE. Chissà mai perchè ? mi scuso per il protrarsi del mio commento. Quello che volevo precisare è molto semplice. Oggi, Sindaci, Presidenti del Consiglio e della Repubblica, ecc, ecc, contano come il due di picche a briscola. Non esiste più il potere decisionale di un singolo paese, o di una metropoli. Esiste un agglomerato europeo, comandato da un unico paese e da un solo personaggio. Sono certo che avrà capito di chi stò parlando. Buona serata.
    Cordialmente.

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