PEREIRA RIPIANA LA “SUA” SALISBURGO A SPESE DELLA SCALA

A proposito di conflitto d’interessi: Alexander Pereira, sovrintendente designato della Scala (formalmente in carica solo dal 1° ottobre prossimo) compra per conto del teatro milanese un bel pacchetto di produzioni, per un importo di 1,6 milioni, proprio da Festival di Salisburgo da lui ancora formalmente diretto, sistemando così i conti di quella manifestazione che egli stesso aveva inguaiato. “Pereira usa la Scala per tirar fuori dai debiti Salisburgo”, aveva scritto Rebecca Schmid già quasi un paio di settimane fa sul sito “MusicalAmerica.com”. Salta di gioia senza ritegno Helga Rabl-Stadler, presidente del Festival: “Pereira ha risolto il problema che egli stesso aveva causato”.


A quale titolo, con quali poteri? Può firmare contratti per la Scala il futuro sovrintendente? Ne ha parlato in Cda? Pare di sì, già un paio di settimane fa. Reazioni? Un mistero, un pasticcio misterioso. E proprio di pasticcio parla il sindaco di Milano e presidente della Fondazione Scala Giuliano Pisapia, che ora fa l’ingenuo definendo, appunto, Pereira “un pasticcione” ma dimenticando di averlo di fatto scelto lui, anzi “fu Abbado a consigliarmelo”, ha dichiarato apertamente ai funerali del musicista più amato a sinistra. Una scelta, dunque, in gran parte “politica” e di sinistra anche quella del “pasticcione” Pereira. E, a proposito di scelte politiche, le mani di Pisapia ora si protendono anche verso A2A, la multiutiliy milanese-bresciana nata dalla fusione di Aem e Asm: cancellato astutamente il sistema duale di gestione, con un anno d’anticipo si passa alla scelta del presidente, che stavolta spetta Milano. E  anche qui Pisapia vuole un suo uomo e punta tutto sull’attuale presidente di MM, Giovanni Valotti, accantonando Pippo Ranci, presidente uscente del Consiglio di sovreglianza, ma soprattutto il presidente uscente Graziano Tarantini che, quanto meno, ha il merito di aver guidato una società quotata in Borsa le cui azioni hanno guadagnato il 76% nell’ultimo anno, mentre tutte le altre multiutility perdevano. Un Tarantini bravo, insomma, ma considerato politicamente alieno alla maggioranza che, senza ritegno, rivendica lo spoils system anche nelle società quotate.

Noi voliamo alto, ci occupiamo delle questioni di rilevanza strategica per la città: era questo il senso delle piccate risposte di Palazzo Marino a chi banalmente reclamava per le pietose condizioni delle strade e dei marciapiedi milanesi, per l’accattonaggio pervasivo, per l’insicurezza diffusa. Problemi della gente, ma per Pisapia e compagni i problemi di rilevanza strategica consistono nell’occupazione di poltrone e posti di potere con uomini fidati. Prossima occasione la risoluzione dell’intricato problema Sea Handling, che rischi di chiudere battenti, mettendo in strada 2300 dipendenti, per effetto della supermulta di 452 milioni affibbiata da Bruxelles con l’accusa di “aiuti Stato”. La soluzione sarebbe la creazione di una nuova società, Airport Handling, con la partecipazione di azionisti privati e la liquidazione di Sea Hndling. Nuovi posti da occupare, dunque, che già fanno venire l’acquolina in bocca. Intanto però il solito Tar del Lazio (di Roma) boccia i voli Malpensa-New York di Emirates, facendo l’ennesimo piacere a Alitalia, in trattativa con Etihad, a AirFrande e alle altre compagnie e agli altri scali stranieri. Silenzio di Pisapia e del ministro dei Trasporti Lupi. E invce il problema di Sea Handling (domani Airport Handlling) non si risolve rifinanziando l’azienda con soldi pubblici o con metamorfosi societarie ma dando lavoro col rilancio di Malpensa, che invece continua a prenderle senza reagire. Oltre che il colore (politico) delle poltrone, a Pisapia dovrebbe interessare anche il loro valore. 

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