ETIHAD SALVA (FORSE) ALITALIA? ECCO A SPESE DI CHI

Alitalia o Sea? Fiumicino o Malpensa? Non ci sono dubbi, è ripetutamente provato che per governo e sindacati la sopravvivenza, i problemi di occupazione di un carrozzone (privato) romano contano più della sopravvivenza e dei problemi di occupazione di una società (pubblica) lombarda, la cui maggioranza è del Comune di Milano, cioè dei milanesi. Era chiaro fin da quando il salvataggio (provvisorio) della ormai di fatto fallita Alitalia avvenne con il sacrificio di Malpensa a favore di Fiumicino, scalo gestito da Adr, società privata anch’essa e controllata dalla famiglia Benetton. Fu il famoso dehubbing dello scalo varesino, una mazzata a cui né il governo né i sindacati si opposero. E non si oppose neppure la Lega che oggi fa la voce grossa.

Dunque Etihad, aspirate nuovo padrone arabo della compagnia ex di bandiera, per mettere mano al pingue portafogli e rilevare il 40% (almeno) di Alitalia, pretende, che Malpensa sia ridotta a scalo merci? Esige la liberalizzazione di Linate per portare il traffico intercontinentale su Fiumicino e Abu Dhabi, ma anche su Parigi, Francoforte, Madrid, Berlino? Non c’è problema. Anche se siamo a un anno da Expo, mentre sono in corso lavori di ristrutturazione, ampliamento e abbellimento dell’aerostazione (per sistemarci dei container, dunque?), dopo che è stato realizzato il terzo satellite, mentre si costruiscono nuovi grandi alberghi e grandi parcheggi nei dintorni, mentre si intensificano i collegamenti da Milano e si aspetta l’arrivo della Pedemontana. La struttura aeroportuale fino ad ora è già costata qualcosa come un miliardo e mezzo di euro, senza contare tutte le spese in infrastrutture di collegamento, ampliamenti stradali e autostradali, treni, nuove autostrade e superstrade, delocalizzazioni di interi borghi. Un investimento complessivamente colossale che governo e sindacati – preoccupati, questi ultimi, solo di Sea Handling – hanno evidentemente deciso di buttare in una roggia, ma che in realtà andrebbe computato nel costo complessivo del salvtaggio di Alitalia. Per non parlare di Palazzo Marino. Qualcuno ha sentito per caso la voce di Giuliano Pisapia sull’argomento? O dell’ineffabile assessore ai Trasporti Pierfrancesco Maran, impegnato solo nella distribuzione di biciclette e nella realizzazione di creative aree pedonali qua e là? Niente, non un gemito, un flebile lamento. Eppure dovrebbero preoccuparsi del progressivo fatale deprezzamento di un asset tanto importante per il bilancio del Comune di Milano che di Sea possiede quasi il 55%. Quanto vale oggi davvero la società che gestisce la sacrificata Malpensa? Certo molto meno di quanto valeva quando nutriva ambizioni da hub intercontinentale. Di quanto il suo valore e il suo fatturato continueranno a calare per effetto del progressivo declassamento dell’aeroporto? Comprensibile, perciò la decisione del presidente della Lombardia Roberto Maroni di sospendere le trattative col Comune per l’ingesso della Regione nell’azionariato della Sea. Già, di quale Sea? Pisapia dovrebbe fare due conti sul danno che questa brutta china produrrà prima al patrimonio del Comune, con la svalutazione del suo principale asset, e poi al bilancio di Palazzo Marino, con il ridimensionamento del dividendo. E sono conti che dovrebbe fare anche un sindacato responsabile e non corporativo – del quale, purtroppo, al momento non disponiamo. Ma che dovrebbero interessare molto a tutti i cittadini milanesi, continuamente chiamati da questa giunta a risolvere i suoi problemi di bilancio con tasse e tariffe. Dovrebbero forse pagare anche il deprezzamento della Sea? Dopo il danno, la beffa.

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5 risposte a “ETIHAD SALVA (FORSE) ALITALIA? ECCO A SPESE DI CHI

  1. Ancora stupore? perché? E’ da anni che su Malpensa si raccontano balle capaci dei fermare un treno, per cui niente di nuovo. L’importante é salvare la corporazione dei dipendenti Alitalia,a qualsiasi costo, tanto varrebbe regalargli un milione atesta e lasciarli a casa, costerebbe meno. Il bello é che si invoca una logica industriale superata da almeno trent’anni, gli Hub servivano quando per i grandi viaggi transoceanici erano necessari grandi aerei, almeno trimotori, che richiedevano piste lunghe non sempre disponibili. Aerei più piccoli portavano i passeggeri a questi colossi che potevano operare solo da pochi aereoporti. ora non é più così, grazie ad aerei come il Boeing 767 o gli Airbus 330, addirittura gli aerei più recenti, Boeing 787 ed Airbus 350, calcano la mano sulla loro capacità di usare aereoporti “minori” anche per tratte lunghissime, per cui l’hub non serve più se non a garantire artificialmente pingui guadagni a chi gestisce gli aereoporti ed allo stato, grazie alle tasse aereoportuali. E’ una colossale cialtronata, Malpensa deve continuare ad essere l’aereoporto di elezione del nord Italia, così come devono essere lasciati in pace Rimini, Venezia ecc. . Ve l’immaginate il turista diretto a Rimini che atterra a Bologna ?

  2. Fosse per me lascerei morire Alitalia e lascerei morire i sindacati che ormai non difendono più i propri lavoratori per il meglio loro e delle aziende per cui lavorano, ma soltanto lo status quo. Pisapia è un rinco che pensa soltanto alle biciclette ed alle auto elettriche (figlie delle lobby energetiche) tralasciando le voci di bilancio che effettivamente permettono al Comune di Milano di non fare la fine di quello di Roma. A questo punto spero che Etihad si prenda la mortAlitalia e su Malpensa punti Emirates che, per esperienza, è mille volte meglio: così noi del nord potremmo comunque andare in giro per il mondo tranquillamente e comodamente.

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