PISAPIA, COLLETTE PER OPERE PUBBLICHE

di Carlo Maria Lomartire  

(da IL GIORNALE del 7 novembre 2013)

A Palazzo Marino c’è la giunta delle collette. Ideona venuta prima per restaurare il teatro Lirico, poi per fare del Cimitero Monumentale, “un vero e proprio museo a cielo aperto”. Progetti ambiziosi, anzi velleitari, fatti senza avere in cassa i soldi necessari, un metodo molto poco rassicurante sulla correttezza e concretezza amministrativa di Pisapia e compagni. Ma tant’è, ossessionati dalla constatazione di aver combinato un bel nulla fino ad ora, ormai alla vigilia del fatidico giro di boa di metà mandato si affannano nel tentativo di aprire cantieri per portare avanti i quali non hanno i soldi.

Per restituire alla città il glorioso Lirico, opera del Piermarini come la Scala e inaugurato un anno dopo, chiuso da un paio di decenni e ormai a rischio di crolli, pare che i 17 milioni disponili non bastino e allora: “Milanesi fate la carità!”. Per quanto riguarda il Monumentale, invece, l’idea di farne una grandiosa gipsoteca all’aperto è certamente suggestiva, ma non c’è l’impellente necessità (come invece nel caso del cadente Lirico) di intervenire. Si tratta di un’ambizione, di una velleità, appunto, nella speranza di lasciare alla città qualcosa di cui si possa dire “questa l’ha fatta la giunta Pisapia”. Una velleità costosa, però: pare che servano almeno 25 milioni, che proprio non ci sono del tutto. E allora, di nuovo: “Milanesi fate la carità!”. Ora, a parte la retorica di Milan col coeur in man, è vero che quando si tratta di fare del bene, soccorrere i bisognosi o fare qualcosa per la città i milanesi mettono senza indugi la mano al portafogli. Ma mai alla cieca, senza riflettere sulle modalità e sugli effetti di quel gesto di generosità. Nel 1957, per raccogliere i fondi necessari per la costruzione della linea 1 della Metropolitana, la MM lanciò un prestito obbligazionario ventennale garantito dal Comune. Andò esaurito i poche ore con le file agli sportelli delle banche – e non eravamo ancora in pieno boom. Il 4 maggio iniziarono i lavori nel cantiere di via Monte Rosa. Ecco cosa fanno i milanesi per la loro città, cose serie, non collette. Altro esempio, più vicino nel tempo: l’orchestra sinfonica “la Verdi”, un’eccellenza del panorama culturale milanese. Nata all’inizio degli anni ’90 grazie all’entusiasmo e alle capacità manageriali di Luigi Corbani, sostenuta da un’associazione che diventa fondazione a cui partecipano musicofili più o meno danarosi, banche, imprenditori, cittadini, comincia a suonare al Lirico e dopo la sua chiusura si munisce di un suo bellissimo auditorium ristrutturando il vecchio cinema Massimo. E ora, per continuare finanziarsi, la Verdi pensa addirittura alla Borsa. Come dicevo: le cose i milanesi le fanno così, mica collette. Già, direte voi, altri tempi, quando i soldi a Milano giravano. È vero, ma se oggi di soldi non ce ne sono più o sono molto pochi, a maggior ragione non ha senso andare in giro col cappello in mano e fare una colletta per restaurare il Lirico e un’altra per sistemare il Monumentale. Con che faccia Pisapia si rivolgerebbe ai cittadini per chiedere di contribuire a finanziare opere pubbliche? All’incirca queste parole: “Cari milanesi, scusate tanto ma dopo aver aumentato i biglietti dell’Atm, tutte le tariffe e tutte le tasse non abbiamo soldi per fare dei lavori molto importanti per la città. Potreste cortesemente darci una mano, un piccolo contributo?” Davvero poco dignitoso e giuridicamente confuso: chi riscuoterebbe, il Comune? E come essere certi dell’impiego corretto di quelle somme? È vero, c’è sempre lo strumento della tassa di scopo. Un’altra tassa, quello che questa giunta sa fare meglio.

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Una risposta a “PISAPIA, COLLETTE PER OPERE PUBBLICHE

  1. Buonasera.
    Caro dott. Lomartire, siamo al paradosso, dove sono finiti i fondi stanziati dalla CE per l’EXPO ? Di
    sicuro non nelle sue o nelle mie tasche e ora la giunta chiede l’elemosina ai milanesi. Da anni Milano
    è diventata una delle città più care d’Italia ma i soldi dei contribuenti magicamente spariscono. Non
    crede che bisognerebbe controllare i reali bilanci del Comune e vedere quali e quante tangenti si
    stiano pagando per il faraonico progetto dell’EXPO che a detta di tutti, dovrebbe riportare il paese
    fuori da questa crisi ? Sono totalmente convinto che questa manifestazione sarà un totale flop e alla
    fine, verranno fuori tutti i raggiri e i vari scandali. Pisapia ormai è alle corde e non sa più dove sbattere la testa, oltre alla continua richiesta di soldi, dovrà vedersela con l’ordine pubblico. Da quando è stato eletto, rapine, omicidi, ecc. sono all’ordine del giorno e Milano, stà diventando una
    città totalmente insicura, uscire dopo le sei di sera è diventato per molte persone, un incubo. E con
    l’EXPO alle porte, che porterà una massa di persone, vicine ai trenta milioni in nove mesi, sono
    curioso di sapere, che provvedimenti prenderà il caro sindaco. E’ facile aumentare i l biglietto dell’ATM
    il difficile è portare una città come Milano alla vera ripresa.
    Cordialmente.

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