Tornare al centralismo? Dalla padella nella brace

Le porcherie che in questi giorni stanno venendo fuori dalle regioni rischiano di produrre un dannoso effetto collaterale: condannare il regionalisnmo (per non parlare del federalismo) in quanto tale, come responsabile di tutto il marcio che si scopre a livello locale e, come inevitabile conseguenza, invocare il ritorno al centralismo, allo statalismo. Lo fanno ormai apertamente molti commentatori soprattutto sui giornali filo-governativi. Come se lo stato notoriamente inefficiente, sprecone e corrotto, non avesse dimostrato nei decenni di essere anche peggio. Altrimenti come avrebbe fatto ad accumulare il suo mostruoso debito?
Che il regionalismo sia stato fatto male, anzi malissimo è fuori di dubbio. La famosa riforma del Titolo V della Costituzione, voluta dal centrosinistra per tagliare la strada alla Lega e scritta da Franco Bassanini, ha dato troppe e confuse competenze alle regioni senza toglierne allo stato, creando così infinite occasioni di conflitto. Per di più senza che a livello centrale fossero date chiare responsabilità di controllo. Un controllo evidentemente indispensabile.
Ma la cattiva applicazione di un principio non vuol dire che quel principio sia sbagliato. Io credo, anzi, che la strada giusta sia quella di un federalismo vero, che lasci alle regioni (o, ancora meglio alle macroregioni) la chiara e definita responsabilità della gestione delle risorse disponibili, proporzionate alla ricchezza prodotta. A livello centrale, allo stato, dovrebbero restare le competenze tipiche dello stato e strategiche come giustizia, difesa, finanza pubblica perequazione economica, eccetera, pur tenendo presente che molte di queste competenze sono passate o stanno passando a livello europeo. Ma al potere centrale spetterebbe soprattutto il compito, anzi il dovere di controllare la correttezza di quelle gestioni. Ma di farlo davvero. Tornare ad un centralismo di tipo napoleonico-piemontese-borbonico – tutto il potere ai ministeri romani, ve lo immaginate? – significherebbe cadere dalla padella nella brace. Sarebbe la più grave responsabilità di Fiorito-Batman.

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9 risposte a “Tornare al centralismo? Dalla padella nella brace

  1. Le porcherie uscite allo scoperto sono sempre esistite.
    Non credo che una generalizzazione di questa situazione ( anche all’interno delle stesse regioni che hanno avuto i “disonori” della cronaca) possa portare a qualcosa di buono.
    L’unico vero compito che dovrebbe avere lo stato “centralista” è quello di vigilare ed intervenire anche in maniera drastica su tali comportamenti lesivi della dignità di ogni cittadino che paga suo malgrado le tasse.
    Questo puntualmente non avviene, il bue che da del cornuto all’asino è cosa da evitare nel mondo della politica, ovvero nessuno è talmente libero da “scheletri” da poter determinare una corretta gestione del controllo su chi deve.
    Ma veramente ci scandalizziamo per quello che è successo?
    Ma veramente nessuno sapeva niente fino ad ora?
    La soluzione non sta certo in sentimenti di antipolitica o basso populismo.
    Chi ci rappresenta deve FAR FUNZIONARE quello a cui è preposto.
    Insomma meno parole e meno grida allo scandalo e più fatti, non basta un arresto a cambiare quello che c’è di sbagliato, deve esserci un costane controllo e un’intensa attenzione a chi abusa del proprio ruolo.Anche da parte nostra semplici cittadini.
    Saluti

  2. Il signor fiorito e tutti gli altri come lui dovrebbero essere spazzati via da ogni cosa che abbia a che fare con politica e denaro, però fosse così tutti i politici in carica debbono fare la stessa fine!.In questo paese c’è bisogno di gente che pensi più al bene collettivo che a quello personale ma purtroppo questo è solo un sogno ma forse stà a noi cittadini farlo avverare.

  3. Diciamo che la foto utilizzata per l’articolo di per sè mostra un fiorito in posa da padrino intoccabile e orgoglioso di sè…………….poi che vada in tv a dire i soldi sono imiei e me li tengo!, è già da arrestare subito perchè il denaro non è suo ma dei contribuenti che pagano ogni giorno le tasse con il sudore della fronte……………..e lui tanto sudato non lo è mai!!!!!!!!!!!!!.La cosa più irritante è che questi personaggi prima di entrare nel governo hanno o vogliono far vedere di essere gente “normale” poi sono al governo………….spuntano ville,macchine di grossa cilindrata,case di villeggiatura,barche,aziende e con dichiarazioni dei redditi a fine anno poco chiare!.Appunto è lì che la gdf deve guardare!!!!!!!!!!!! non dai poveri cittadini che saltano qualche euro!,se poi non riescono a tirar fine mese un motivo ci sarà…………..invece stì fenomeni niente manco un controllo!,allora io mi chiedo voi della gdf lo fate apposta!?.

  4. mettiamo mano alla Costituzione: 1 sola Camera, 4 macro regioni e le attuali regioni diventino provincie. cosi su può attuare federalismo risparmio ed efficienza!!!!!!!!!!!!

  5. Egregio Sig. Lomartire,
    la riforma del titolo V della Costituzione dimostra – non si può non darle ragione anche in considerazione del fatto che la stessa ha prodotto un numero sconsiderato di conflitti di attribuzione – quali siano competenze e capacità di una certa classe politica, a cominciare proprio da quell’area che si dichiara, tronfia, già vincitrice delle prossime elezioni, e che, con nefasti risultati, ci ha già governato in diversi frangenti dell’ultimo ventennio.
    Il problema è però un altro.
    Ed è il tanto decantato principio di autonomia e decentramento.
    E’ sufficiente analizzare la spesa dello Stato prima e dopo l’introduzione delle REGIONI per rendersi agevolmente conto che queste costituiscono il CANCRO del paese e la causa prima della sua deriva. Quando si afferma, in maniera sacrosanta, che le Regioni devono essere ABOLITE non si sta affermando che autonomia e decentramento devono essere riposti in un cassetto. Lei parla di Macroregioni, io parlerei semplicemente di PROVINCE. Ci sono e si tratta di ridisegnarle, snellendone numero (max 40-50) e meglio definendone le competenze. Il Federalismo, se ben costruito, sarebbe vero cardine del sistema, ma se lo stesso dovesse partire col divario infrastrutturale che è possibile riscontrare tra le diverse aree, in particolare tra nord e centro-sud, si starebbero già ponendo le premesse per il suo fallimento. Lo Stato dovrebbe quindi avere un ruolo centrale nel garantire la realizzazione delle opere necessarie a consentire il funzionamento di un sistema federalista. Il che peraltro non significa, come accaduto sino ad oggi, elargire finanziamenti e stanziamenti a perdere che hanno rappresentato il banchetto sul quale i politici locali hanno costruito le loro “fortune”. Tali opere devono essere eseguite dallo Stato senza deleghe. Il discorso sarebbe lunghissimo ma altre due cose vorrei puntualizzarle. La moltiplicazione degli enti territoriali e relativi apparati altro non fa che ingigantire la macchina burocratica e decisionale (es. io voglio mettere in casa mia un impianto fotovoltaico ? Oggi devo vedere come in materia legifera lo Stato e successivamente la Regione, quindi cosa dispone la Provincia e se il mio Comune lo consente perchè magari a 50 mt da un laghetto non si può ma a 51 mt si!!) aumentando le occasioni di corruzione e generando un malfuzionamento che DANNEGGIA il cittadino. Non è la profondità del frazionamento territoriale che garantisce autonomia, salvo si intenda la stessa come piuttosto anarchia.
    Altro punto, la figura del politico che, a mio modo di vedere, non dovrebbe esistere di professione e non dovrebbe poter maneggiare soldi (il singolo come il partito d’appartenenza).
    Va da sè l’abolizione di OGNI forma di privilegio, rimborso, finanziamento pubblico alla politica.
    Ridisegnerei il ruolo ed i compiti della Corte dei Conti cui direttamente dovrebbe essere affidata la cassa dello Stato e il controllo, pubblicamente verificabile dai cittadini, sui soldi erogati per attuare progetti e riforme varate dalla politica.

  6. Purtroppo esiste una sola soluzione ad una politica pulita:azzerare tutti e ricominciare con giovani preparati,motivati, volontari e con nuove regole.Una fra tutte:nessun finanziamento,solo rimborso spese effettive,premi a chi migliora il paese,

  7. Nella vita normale, reale, quando un esperimento, una strategia o una qualsiasi azione si rivela fallimentare la prima cosa che si pensa è: “abbiamo sbagliato, fermiamoci e torniamo indietro”. Nella politica (ma anche in economia) le cose non vanno sempre così…la logica e il buon senso si inceppano e così si procede con ragionamenti controintuitivi: lo sme non funziona? Facciamo direttamente la moneta unica. Le autonomie locali hanno generato sprechi e corruttele? Ci vuole ancora più autonomia!! L’argomento usato è: “ma non vorrete mica ridare i poteri a Roma (ladrona) gli enti locali sono più vicini e il cittadino li controlla meglio Roma è lontana!”. Ora qui siamo di fronte a una colossale menzogna:
    1) Non è vero che le amministrazioni locali (province e regioni) sono più controllate dal cittadino medio rispetto al governo centrale, è vero l’esatto contrario. Sfido chiunque di voi a farsi un giretto per strada e interrogare i passanti chiedendo loro il nome del presidente dell’assemblea della propria regione…la verità è che la politica nazionale è sempre e giustamente nell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, quella locale molto meno. Nelle regioni si ruba in silenzio (e meglio).
    2) lo spauracchio del “dover ridare i poteri a Roma(ladrona)” è privo di fondamento storico. Poichè prima del 1970, ovvero prima della creazione delle famigerate regioni non mi risulta che lo stato fosse più spendaccione corrotto e inefficiente di quanto non si sia rivelato dopo…fortasse precise contrarium! Prima del 70 (quando i poteri ce li aveva Roma ladrona) avevamo una spesa pubblica al 30% del pil un inflazione bassa, un debito basso e tassi di crescita economica altissimi. Non stiamo parlando di un paese scandinavo(virtuoso per grazia divina), non era la Finlandia o la Danimarca, questo paese si chiamava Italia, I-T-A-L-I-A.
    Le regioni hanno fatto esplodere il nostro debito pubblico e se le regioni del sud sprecano più di quelle del nord questo non cambia nulla alla sostanza delle cose, anzi semmai sarebbe una ragione in più per abolirle! Infatti contrariamente alla vulgata corrente di questi ultimi 20 anni la riforma più nordista di tutte è proprio la centralizzazione dei poteri dello Stato! E viene da pensare che se i padri della Patria 150 anni fa decisero che l’Italia, proprio per le sue grandi diversità, potesse essere governata correttamente solo con un stato centralizzato, forse avevano semplicemente ragione.

  8. In merito ai commenti sono d’accordo con gianfranco quando scrive che la gdf lo fa apposta.
    In effetti non si capisce perchè la gdf controlla sempre le piccole e medie imprese, i piccoli imprenditori commercianti o artigiani e mai, dico mai una sola volta ha fatto perquisizioni e controlli nelle grandi aziende! Non mi vengano a dire che nelle grandi aziende (Fiat-Alcoa- ecc. tanto per citarne alcune) fila tutto perfettamente liscio! Il fatto è che li, a mio modesto avviso, hanno soldi per insabbiare tutto e di politici che mettono tutto a tacere o fermano i controlli fiscali di tante operazioni sospette o palesemente evasive, ce ne sono a migliaia. Basta pagare e tutto va fermato. Non serve un master alla Bocconi per capire come funziona tutto l’apparato fiscale e di controllo!

  9. Trasformare le province elettive in enti di secondo livello equivale a sopprimere i consigli comunali per tornare al più economico Podestà fascista.
    Se da moltissimo tempo i Sindaci oltre che capi del Comune sono pure ufficiali del Governo, si potrebbe fare lo stesso coi Presidenti delle Province, in modo che basti avere una sola Prefettura per ogni capoluogo di Regione

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