Con Draghi Europa meno tedesca

Affermando in modo piuttosto perentorio, sebbene con la consueta pacatezza, che òa Bce è pronta a tutto per salvare l’euro, Mario Draghi ha anche dato l’impressione di essere pronto ad un confronti dialetto, se non ad un vero e proprio conflitto con la cancelliera Merkel. Probabilmente non è questo che voleva dire, ma forse non gli dispiace se qualcuno ha interpretato così le sue dichiarazioni che, com’era prevedibile, honno tirato un po’ giù lo spread dopo giorni di angosciosa salita (spread che comunque resta alto), e ridato fiato alle borse.
D’altra parte cominciare a manifestare la possibilità di un rapporto dialettico fra la Banca centrale europea e la Germania, potenza egemone (e un po’ prepotente) dell’Unione non può che far bene a quest’ultima, mettendo un argine all’onda montante dei sentimenti antieuropei, ai timori di quanti inorridiscono all’idea di una futura Europa solo apparentemente federale o confederale ma di fatto soggiogata dalla forza economica e politica (quasi imperiale) di Berlino, secolare sogno, sebbene spesso inconfessato, dei tedeschi. Gli Stati Uniti d’Europa, si dice, potranno nascere solo se e quando tutti rinunceranno a importanti quote di sovranità. Ma pure se e quando, aggiungo, saremo tutti liberati dalla paura (sì, paura) di un’Europa dominata dalla Germania.

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