L’alibi di Pisapia

(Da Il Giornale)
di Carlo Maria Lomartire
Nel quattordicesimo mese dell’Era Pisapia, riepiloghiamo: cosa ha combinato fino ad oggi questa giunta? Quali sono i segnali forti del mutamento, di quell’annunciato vento nuovo che dovrebbe trasformare Milano per lanciarla verso un futuro fulgido e gioioso? Che segni, stando a quanto possiamo vedere fino ad ora, il governo arancione è destinato a lasciare sulla città? Ci vengono in mente, inevitabilmente, l’Area C, evoluzione fiscal-tecnologica dell’Ecopass morattiano, un giugulatorio aumento di tasse e tariffe, un ridimensionato e impoverito Pgt, piano regolatore. Tutto qui. Ma ecco arrivare, in questi giorni la ciliegina rossa sulla torta arancione: finalmente il registro delle coppie di fatto – proprio nei giorni, ma guarda tu la combinazione, in cui il Pd si dilania sul matrimonio tra omosessuali.    La prima domanda che viene alle labbra, apprendendo che il Consiglio comunale si prepara alla inevitabile rissa su questo spinoso argomento, è: ma vi sembra il momento? Possibile che Milano non abbia altri problemi, altro a cui dedicare tempo ed energie? È vero, si tratta di un punto, sebbene non il principale, del programma elettorale di Pisapia. Ma ce ne sono tanti altri, insieme a tante sopraggiunte emergenze, di cui questa amministrazione non si sta occupando e che non ha neppure in agenda. Per non dire dei famosi cinque referendum “Milano Sì Muove’ che costituivano una specie di programma aggiuntivo (ma più impegnativo perché oggetto specifico di referendum popolare) affidato alla maggioranza arancione. Ne citiamo solo uno, che avrebbe potuto segnare in forma più esplicita e visibile la fisionomia urbanistica della città: la riapertura dei Navigli, che probabilmente piacerebbe, almeno sulla carta, alla maggioranza dei milanesi, che però poi si lamenterebbero per il fastidi procurati dai relativi lavori.
    Qualcuno ha notizie di iniziative in questo senso? Vi risulta forse che l’operazione sia stata programmata, magari anche molto in là. No, niente di tutto questo. Perché prima bisogna scannarsi in Consiglio comunale sulle unioni civili (nozze gay comprese, naturalmente), aprendo un fin troppo prevedibile conflitto con la Curia ambrosiana che anche con il cardinale Angelo Scola tanta attenzione e disponibilità verso questa giunta ha fino ad oggi dimostrato.
   Attenzione però: non si tratta, come si potrebbe pensare, di un errore o di una ingenuità politica dettata da quell’ottusità ideologica la cui esistenza nessuno nega. Anzi questa accelerazione su un tema tanto scottante e certamente portatore di conflitto è una precisa e astuta scelta politica. Serve proprio a tentare di nascondere l’immobilismo di questi quattordici mesi. È un’operazione marcatamente ideologica e di immagine, per rassicurare e tenere buona la base più integralista dell’elettorato arancione. Serve  a spostare il dibattito su un piano che certamente ricompatta le un po’ perplesse truppe di Pisapia, nei cui ranghi qualcuno cominciava a chiedersi: “Ma in fondo cosa hanno combinato fino ad ora i nostri eroi?”. Si tratta, insomma, di un’operazione da vecchi mestieranti della politica, tanto è vero che il più significativo esponente di questa categoria nella giunta Pisapia, Bruno Tabacci, pur definendosi centrista, moderato e cattolico, se la cava con una formuletta ambigua, viscida ed elusiva: “Vogliamo regolarizzare dei diritti”. Alle auto-definizioni dell’auto-candidato alle primarie del Pd andrebbe aggiunta quella di opportunista. Resta comunque il fatto che ora sappiamo di cosa la città discuterà accanitamente per settimane: non della crisi economica, non dell’Expo, non del traffico. Si parlerà del più pressante dei problemi: le unioni civili.

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