Perché siamo senza centravanti

Aspettiamo con fiducia e passione l’ennesimo confronto calcistico Italia-Germania: favoriti i tedeschi, noi contiamo su entusiamo e autostima riconquistati oltre che, naturalmente, sulla favorevolissima tradizione. Almeno in questa sede, inoltre, evitiamo l’ormai insopportabile parallelismo fra le vicende finanziarie dell’euro e quelle calcistiche di Euro 2012.
Confesso di non essere abbastanza competente e/0 presuntuoso per lasciarmi andare a valutazioni tecniche sul gioco della nostra Nazionale, sulle scelte di Prandelli o sulle caratteristiche delle formazioni che fino ad oggi abbiamo visto giocare. Un dato, comunque, è non solo di tutta evidenza perfino all’occhio di un semi-incompetente come me, ma anche universalmente denunciato: facciamo pochi gol perché la formazione azzurra manca di un vero centravanti, di una punta pura, di uno che bivacca nell’aria di rigore avversaria o nei suoi paraggi, al quale Pirlo o chi per lui cerca in tutti i modi di far arrivare la palla giusta sapendo che poi il nostro nella maggior parte dei casi “la caccia dentro”.E sapete perché la Nazionale non dispone di un giocatore così fatto? Per l’evidente  circostanza che di italiani da vestire con la maglia azzurra per quel ruolo non ce ne sono più. L’ultimo, il grandissimo Pippo Inzaghi, è appena andato in pensione (molto controvoglia) vittima della dittatura dell’anagrafe.
Sono molte le ragioni di questa carenza italiana di centravanti, ma credo che la principale sia l’abitudine (il vizio) ultradecennale delle nostre squadre, non solo le grandi, di cercare per quel ruolo la star, il fenomeno, il grande nome internazionale più o meno famoso e idolo delle masse per accontentare, pensando alla campagna abbonamenti, una tifoseria vanitosa e velleitaria. Di conseguenza, mentre si spendono somme spesso irragionevoli, i vivai vengono poco valorizzati e i potenziali talenti nostrani hanno poche possibilità di crescere.
Ma siccome la falce spietata della crisi finanziaria internazionale ormai si abbatte su tutti e tutto, anche sulle società calcistiche (comprese Real Madrid e Barcellona, finora tanto viziate dalle banche spagnole alla canna del gas) è sperabile che questo induca i manager del pallone a rinsavire, a spendere meno per fenomeni internazionali e a cercarseli in casa.
Se le cose andranno così, nel giro di pochi anni il commissario tecnico della Nazionale avrà solo l’imbarazzo della scelta per convocare due o tre centravanti da mettere in maglia azurra.

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