Dalla parte di Cassano

Perfino Massimo Bordin, ex direttore di Radio Radicale, per la quale svolge un’ottima rassegna stampa al mattino e coraggiose e pazienti conversazioni con Marco Pannella durante la giornata, perfino Bordin, dicevo, ha preso le parti di Antonio Cassano nella stucchevole vicenda sui due calciatori gay della Nazionale, innescata al momento giusto dal quel furbacchione di Alessandro Cecchi Paone. Eppure, come è noto, l’emittente dei radicali è molto sensibile alla difesa dei diritti e della dignità delle persone omosessuali.Che l’ingenuo e l’incauto fuoriclasse barese ha definito candidamente “froci”, termine che, a mio parere più che offensivo o denigratorio è volgare e che per Cassano era semplicemente una definizione. Per Bordin, in fondo, la reazione di Cassano alle domande stupidamente provocatorie di qualche giornalista è giustificata dalla storia personale e familiare del talentuoso attaccante di Bari vecchia: “Non ha potuto studiare a Oxford”. E poi: “A noi basta che lui giochi bene e segni, la difesa dei diritti degli omosessuali spetta ad altri che ora si scandalizzano. Peggio di lui è chi lo ha provocato”. Giusto.
Molto più criticabile, insomma, è il comportamento di chi, approfittando di una questione molto seria, ha voluto creare artificiosamente il caso, a spese dell’immagine di Cassano, per dare una lucidata alla propria, di immagine, forse tendente all’appannamento. E soprattutto esecrabile è il comportamento di quei giornalisti – tendenzialmente gossippari, ai quali dei diritti dei gay interessa un bel niente – che, in malafede, hanno provocato Cassano, sapendo benissimo come avrebbe reagito.
Il loro, in realtà, è stato un comportamento vile, hanno voluto approfittare di una sua giustificata debolezza, dovuta alla sua storia personale e alle condizioni ambientali nelle quali è cresciuto; per la quale, semmai, meriterebbe rispetto e comprensione. Provate voi a tenere comizi sui diritti degli omosessuali nei vicoli di Bari vecchia.

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