Caro Salvini, ripartiamo dalla Lombardia

(da IL GIORNALE)

di Carlo Maria Lomartire
Caro Matteo Salvini,
complimenti per la sua trionfale elezione a segretario della Lega Lombarda, nucleo fondativo e principale forza della Lega Nord. Ma soprattutto sinceri auguri, lei sa che ne ha tanto bisogno. Il movimento, infatti, sta attraversando la fase più drammatica della sua storia, tanto che molti parlano di inarrestabile declino. Altri, invece, considerano la sua elezione l’inizio del rilancio del Carroccio in Lombardia e quindi in tutto il Nord. Rilancio che potrà partire solo se voi leghisti, a cominciare da lei, caro Salvini, vi renderete conto che in realtà la crisi di credibilità e di efficacia politica è iniziata ben prima della scoperta dei pasticci del cerchio magico. È iniziata quando è stato chiaro che vi eravate ben accomodati a Roma (lei personalmente non c’era, lo so, e questo è un importante punto a suo vantaggio) perdendo il contatto con le reali e concrete esigenze dei vostri territori. L’aria inebriante del governo centrale ha fatto dimenticare a molti leghisti i problemi delle comunità che a Roma li hanno mandati, mentre i vostri amministratori locali si distinguevano per efficienza e capacità.
Così quelli del Carroccio romano hanno tranquillamente ingoiato tanti disgustosi rospi, senza neppure aver l’aria di soffrirne. Era chiaro, anzi, che più che curare le esigenze dei suoi territori, alla Lega di governo interessava non creare problemi alla maggioranza e quindi alle cadreghe sulle quali si era ben accomodata. Perciò, ad esempio, giù il rospaccio di un salvataggio di Alitalia che, per fare di Fiumicino l’unico hub, sacrificava la “vostra” Malpensa, gestita da un leghista e posta nel centro del Varesotto, culla del movimento. E giù anche il rospo di decine di miliardi di euro dei contribuenti, cioè più che altro della gente del Nord, per pagare i “buchi” di amministrazioni allegre come Roma e Palermo, Catania e Catanzaro. Per non parlare del federalismo, vostra ragione di vita, ridotto alla versione contabile del federalismo fiscale, del quale peraltro non si vede ancora l’inizio e temo che mai lo vedremo. In cambio del quale, però, avete pagato in anticipo il sì a Roma Capitale (altro che “Roma ladrona”) con tutti i suoi inauditi privilegi amministrativi e finanziari. Lo so, ci sono state fortissime resistenze esplicite e passive, da parte di forze politiche anche della maggioranza, di vaste aree dell’opinione pubblica soprattutto meridionale, e della burocrazia romana. Ma se, come diceva Mao Tse-tung, la rivoluzione non è un pranzo di gala, non lo sono neppure riforme radicali come il federalismo. Il risultato disastroso è che ora nessuno ha più il coraggio di citare concetti nobili e importanti come federalismo e questione settentrionale, per non passare per cialtrone.
E poi c’è l’annoso problema del rilancio della sede Rai di Milano: annunci, promesse, perfino festeggiamenti in piazza Duomo e tutto si riduce al trasloco di qualche scrivania destinata a restare vuota ma soprattutto all’occupazione di lucrose poltrone a Roma. A questo proposito la informo che il nuovo direttore della sede di corso Sempione, Renzo Canciani, è un tipo col quale lei probabilmente potrà intendersi, se non altro perché, sebbene in epoche diverse, provenite da analoghe esperienze nella sinistra studentesca. Perciò, caro Salvini, piantatela con ampolle, spadoni di latta, bizzarre cerimonie pagane e ridicoli trasferimenti di uffici ministeriali chissà dove. O, quanto meno, non riducete a queste sciocchezze tutta l’attività politica sui vostri territori. Lei, da buon milanese, sa che da queste parti piacciono fatti concreti, non le chiacchiere. “Ora ripartiamo dalla Lombardia” ha promesso subito dopo la sia elezione. Bene, ci contiamo.

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