Perché siamo senza centravanti

Aspettiamo con fiducia e passione l’ennesimo confronto calcistico Italia-Germania: favoriti i tedeschi, noi contiamo su entusiamo e autostima riconquistati oltre che, naturalmente, sulla favorevolissima tradizione. Almeno in questa sede, inoltre, evitiamo l’ormai insopportabile parallelismo fra le vicende finanziarie dell’euro e quelle calcistiche di Euro 2012.
Confesso di non essere abbastanza competente e/0 presuntuoso per lasciarmi andare a valutazioni tecniche sul gioco della nostra Nazionale, sulle scelte di Prandelli o sulle caratteristiche delle formazioni che fino ad oggi abbiamo visto giocare. Un dato, comunque, è non solo di tutta evidenza perfino all’occhio di un semi-incompetente come me, ma anche universalmente denunciato: facciamo pochi gol perché la formazione azzurra manca di un vero centravanti, di una punta pura, di uno che bivacca nell’aria di rigore avversaria o nei suoi paraggi, al quale Pirlo o chi per lui cerca in tutti i modi di far arrivare la palla giusta sapendo che poi il nostro nella maggior parte dei casi “la caccia dentro”. Continua a leggere

No all’Eurogermania

Siamo d’accordo: per uscire da questa lunghissima e pericolosa crisi l’Europa ha bisogno di una maggiore integrazione politica, dell’avvio, insomma, di un processo di evoluzione dell’Unione in senso federale. quindi di abbandono, almeno parziale e graduale, dei nazionalismi, o, se preferire, dei pregiudizi e degli egoismi nazionali.
Lo dobbiamo fare tutti, a cominciare, però, proprio da quella Germania che si è messa ad impartire lezioni, premi e punizioni (più punizioni che premi) un po’ a tutti. spesso con una malcelata arroganza e dei toni che qualche volta fanno correre un brivido lungo la schiena. Continua a leggere

Dalla parte di Cassano

Perfino Massimo Bordin, ex direttore di Radio Radicale, per la quale svolge un’ottima rassegna stampa al mattino e coraggiose e pazienti conversazioni con Marco Pannella durante la giornata, perfino Bordin, dicevo, ha preso le parti di Antonio Cassano nella stucchevole vicenda sui due calciatori gay della Nazionale, innescata al momento giusto dal quel furbacchione di Alessandro Cecchi Paone. Eppure, come è noto, l’emittente dei radicali è molto sensibile alla difesa dei diritti e della dignità delle persone omosessuali. Continua a leggere

Sull’orlo del baratro si occupano di Rai

E’ semplicemente scandaloso che in queste ore politici e giornalisti italiani passeggino tranquillamente sull’orlo del burrone economico-finanziario discutendo delle nomine Rai. il mare di soldi arrivato (comunque con imperdonabile ritardo) alle banche spagnole sembra aver peggiorato la situazione. Com’era prevedibile ora la speculazione si è rivolta all’Italia e al suo sistema bancario. Non ci voleva una particolare competenza per immaginare che sarebbe accaduto.  In pochi giorni, dopo il voto in Grecia, la situazione potrebbe precipitare.  Ora è definitivamente dimostrato che non è bastato il nome di Monti per tirarci fuori dai guai. Non sono bastate le poche e timide riforme del suo governo. Non è bastato massacrare gli italiani di tasse. Bisognava per prima cosa dare un segnale forte attaccando la spesa e il debito pubblici, che invece continuano inesorabilmente a crescere, insieme allo strapotere parassitario della burocrazia. Non è stato fatto perché questo è un governo infarcito di alti burocrati (lo sono anche i professori) che traggono il loro potere dalle spese dello stato. E perché, in realtà, anche questo gabinetto di tecnici dipende dal consenso dei partiti. In questa situazione il problema delle nomine Rai non avrebbe nemmeno dovuto porsi: perdere anche solo un minuto per discuterne è semplicemente da irresponsabili.

Con Tabacci-Pisapia più tasse, più spese, più tasse…

(da IL GIORNALE)

di Carlo Maria Lomartire
Cosa vi aspettavate di diverso, cari elettori del centrosinistra, cari colleghi dei giornaloni tifosi di Pisapia? Come previsto: più spese pagate con più tasse, più tasse per poter aumentare le spese. E poi meno efficienza e meno sicurezza. Non poteva accadere nulla di diverso, perché la sinistra – voi lo sapete bene, o almeno dovreste saperlo – è così che governa. Un anno fa la coppia Tabacci-Pisapia esordì giustificando la mazzata iniziale, alla quale presto se ne sarebbero aggiunte altre, con la storia di un presunto buco di bilancio lasciato dalla giunta Moratti. Era ragionevole sperare che, se quel buco c’era davvero, oltre ad aumenti alla cieca di tasse e tariffe, si lavorasse anche per ridurre le spese. Noi, per la verità, non ci siamo illusi neppure per un attimo ma forse qualcuno fra i più ingenui elettori di Pisapia ci contava. Dalle cifre pubblicate ieri è arrivata la risposta. Banale e prevista, l’aumento delle tasse non ha impedito l’incremento della spesa corrente. Anzi.
E sono arrivate anche altre risposte. Ad esempio: il vertiginoso rincaro del 50% del biglietto Atm era stato giustificato con la necessità di migliorare il servizio. Stessa destinazione, dicevano, per gli incassi del ticket d’ingresso all’Area C. Vi risulta il miglioramento? Non solo il servizio non è migliorato, non solo il degrado delle stazioni della metropolitana è ormai da terzo mondo, ma la linea 4 della metropolitana è stata ridotta, in vista di Expo, ad un moncherino di due fermate e la 5 per ragioni di sicurezza non è utilizzabile, come invece era stato promesso, per il Forum mondiale delle famiglie e la visita del papa a Milano. Inoltre per comprare i nuovi treni, indispensabili per il 2015, bisognerà procurarsi altri soldi: indovinate come. Tenendo anche presente che gli incassi di biglietti e abbonamenti dell’Atm, non vanno a quell’azienda, come molti credono, ma al Comune, che poi la finanzia girandogliene una parte. Insomma, per far funzionare il trasporto pubblico ridateci Elio Catania, cacciato da Pisapia per l’imperdonabile colpa di essere in buoni rapporti con Letizia Moratti. La sinistra, si sa, lottizza brutalmente e senza remore. Tanto è vero, altro esempio, che anche il nuovo lottizzatissimo gabinetto del sindaco costa ben più del precedente.Anche il miglioramento dei servizi ci era stato promesso per giustificare le stangate a raffica. Ma nessuno della giunta e della maggioranza è in grado di farci l’esempio di almeno uno di questi miglioramenti. L’assistenza alle persone? Come prima e in certi casi rincarata. Asili nido? Peggio di prima con migliaia di bambini in lista d’attesa. La città è più pulita? Non risulta. Quanto alla sicurezza, poi, le cose vanno di male in peggio: è sufficiente citare il tristemente noto primato raggiunto in queste ultime settimane: la bruttissima media di una donna aggredita o stuprata al giorno. Però questa giunta ha ritenuto di poter fare a meno del contributo dato dalla presenza dei soldati nelle nostre strade, ha ridotto il numero dei vigili urbani e ha istituito il mitico “vigile di quartiere” che nessuno ha mai visto.
Questa deprimente esperienza milanese è, però, una lezione anche a livello nazionale. Quando vi dicono che “se tutti pagheranno le tasse si potrà ridurre la pressione fiscale”, non credeteci. Le tasse bisogna pagarle, certo, ma più aumentano le entrate del fisco e più lo stato incrementa le spese. E le tasse non diminuiscono. Mai.  

Caro Salvini, ripartiamo dalla Lombardia

(da IL GIORNALE)

di Carlo Maria Lomartire
Caro Matteo Salvini,
complimenti per la sua trionfale elezione a segretario della Lega Lombarda, nucleo fondativo e principale forza della Lega Nord. Ma soprattutto sinceri auguri, lei sa che ne ha tanto bisogno. Il movimento, infatti, sta attraversando la fase più drammatica della sua storia, tanto che molti parlano di inarrestabile declino. Altri, invece, considerano la sua elezione l’inizio del rilancio del Carroccio in Lombardia e quindi in tutto il Nord. Rilancio che potrà partire solo se voi leghisti, a cominciare da lei, caro Salvini, vi renderete conto che in realtà la crisi di credibilità e di efficacia politica è iniziata ben prima della scoperta dei pasticci del cerchio magico. È iniziata quando è stato chiaro che vi eravate ben accomodati a Roma (lei personalmente non c’era, lo so, e questo è un importante punto a suo vantaggio) perdendo il contatto con le reali e concrete esigenze dei vostri territori. L’aria inebriante del governo centrale ha fatto dimenticare a molti leghisti i problemi delle comunità che a Roma li hanno mandati, mentre i vostri amministratori locali si distinguevano per efficienza e capacità.
Così quelli del Carroccio romano hanno tranquillamente ingoiato tanti disgustosi rospi, senza neppure aver l’aria di soffrirne. Era chiaro, anzi, che più che curare le esigenze dei suoi territori, alla Lega di governo interessava non creare problemi alla maggioranza e quindi alle cadreghe sulle quali si era ben accomodata. Perciò, ad esempio, giù il rospaccio di un salvataggio di Alitalia che, per fare di Fiumicino l’unico hub, sacrificava la “vostra” Malpensa, gestita da un leghista e posta nel centro del Varesotto, culla del movimento. E giù anche il rospo di decine di miliardi di euro dei contribuenti, cioè più che altro della gente del Nord, per pagare i “buchi” di amministrazioni allegre come Roma e Palermo, Catania e Catanzaro. Per non parlare del federalismo, vostra ragione di vita, ridotto alla versione contabile del federalismo fiscale, del quale peraltro non si vede ancora l’inizio e temo che mai lo vedremo. In cambio del quale, però, avete pagato in anticipo il sì a Roma Capitale (altro che “Roma ladrona”) con tutti i suoi inauditi privilegi amministrativi e finanziari. Lo so, ci sono state fortissime resistenze esplicite e passive, da parte di forze politiche anche della maggioranza, di vaste aree dell’opinione pubblica soprattutto meridionale, e della burocrazia romana. Ma se, come diceva Mao Tse-tung, la rivoluzione non è un pranzo di gala, non lo sono neppure riforme radicali come il federalismo. Il risultato disastroso è che ora nessuno ha più il coraggio di citare concetti nobili e importanti come federalismo e questione settentrionale, per non passare per cialtrone.
E poi c’è l’annoso problema del rilancio della sede Rai di Milano: annunci, promesse, perfino festeggiamenti in piazza Duomo e tutto si riduce al trasloco di qualche scrivania destinata a restare vuota ma soprattutto all’occupazione di lucrose poltrone a Roma. A questo proposito la informo che il nuovo direttore della sede di corso Sempione, Renzo Canciani, è un tipo col quale lei probabilmente potrà intendersi, se non altro perché, sebbene in epoche diverse, provenite da analoghe esperienze nella sinistra studentesca. Perciò, caro Salvini, piantatela con ampolle, spadoni di latta, bizzarre cerimonie pagane e ridicoli trasferimenti di uffici ministeriali chissà dove. O, quanto meno, non riducete a queste sciocchezze tutta l’attività politica sui vostri territori. Lei, da buon milanese, sa che da queste parti piacciono fatti concreti, non le chiacchiere. “Ora ripartiamo dalla Lombardia” ha promesso subito dopo la sia elezione. Bene, ci contiamo.

Le scommesse di Buffon

Certo insospettisce e inquieta la tempistica con la quale siamo venuti a sapere delle presunte scommesse di Buffon, subito dopo le critiche che il portiere della Juventus e della Nazionale ha indirizzato ai metodi con cui le procure stanno conducendo le inchieste sul calcio-scommesse. Buffon non mi è particolarmente simpatico, soprattutto dopo quel gol fantasma di Juve-Milan da lui “parato” 50 centimetri dentro la porta. Ma non c’è dubbio che la successione dei fatti induce a fare due ipotesi, ambedue maligne.
Prima ipotesi: è una vendetta degli inquirenti che hanno voluto punire Buffon per le sue valutazioni un po’ troppo autonome: come si permette un giocatore di calcio di criticare dei magistrati?
Seconda ipotesi: Buffon ha saputo che si stava indagando su di lui e ha voluto mettere le mani avanti precostituendosi un ruolo di vittima. Personalmente, tenendo conto di alcuni precedenti storici e di casi analoghi propendo per la prima di queste due possibilità.
Resta da capire se le presunte scommesse di Buffon, notoriamente un grande scommettitore un po’ su tutto, fossero legali o clandestine, relative al calcio italiano a ad altro, insomma se fossero lecite o illecite, a prescindere da non peregrine considerazioni di opportunità: giacché non basta scommettere, attività consentita a chiunque, fino a prova contraria e con buona pace delle procure, per essere considerati dei criminali.
Intanto però il danno, quanto meno in termini di immagine, provocato dalle notizie fatte trapelare è un fatto. Se si tratta di una vendetta delle procure, almeno in parte è già stata consumata.